venerdì 13 novembre 2009

Omaggio al nostro presidente intervista da:“Notizie in circolo” del Giugno 2002


Sono arrivato in Unipol nel 1968 (o era il 1966?) dalla Coop Fornaciai (Oggi Edil Fornaciai); mi portavo dietro la mia esperienza lavorativa, che si pensava potesse essere utile in questa compagnia. Non sapevo niente di assicurazioni, e non mi sono mai considerato un assicuratore, e sono contento di non saperne niente di assicurazioni.

Dipendevo direttamente dal Direttore amministrativo; ho cominciato a lavorare, poi da un momento all’altro, mi sono trovato all’ ufficio personale, ad occuparmi di paghe , stipendi e non so cos’altro. Il responsabile del personale, una nostra collega era andata in maternità, così il capo mi convocò e mi disse: da domani vai al personale. E non ci fu niente da fare: mi trovai a fare gli stipendi a mano!! Eravamo 85, gli stipendi si calcolavano a mano, con i livelli, gli scatti di anzianità, i diversi contratti. Però dovevo occuparmi ancora dell’immobiliare e di tutte le questioni che riguardavano manutenzione e quant’altro della nostra sede, del “palazzo del cane” in Via Oberdan . L’azienda crebbe, io venni via dall’ufficio del personale e tornai all’immobiliare, poi diventato Mobiliare, cui si aggiunsero gli acquisti e lì sono rimasto fino alla pensione. Veramente, non ho mai fatto l’assicuratore, ed è stata la mia grande fortuna, ma ho vissuto questa azienda; ho vissuto i cambiamenti, le tensioni, le crisi e le lotte. Il più grande dei cambiamenti è stato l’arrivo di Zambelli; con lui l’azienda è cambiata come idea, come concezione, come principi, Con Zambelli è arrivata in Unipol la visione del movimento cooperativo; fino ad allora la Lega delle cooperative aveva pesato relativamente. Il precedente amministratore, Getici (dipendente Federcoop e consulente assicurativo della Lega presso la compagnia che assicurava le aziende aderenti alla Lega) ebbe l’idea della Compagnia. Si trovarono d’accordo solo alcune Federcoop, quelle emiliane (Bologna, Modena, Reggio Emilia); Unipol ebbe molta autonomia, quasi distanza dalla Lega. La Lega pesava poco dentro Unipol, e tutto questo cambiò con l’arrivo di Zambelli; cambiò anche l’immobiliare, investivamo solo in supermercati per la Coop di consumo!. Abbiamo fatto una grande fatica a crescere, le persone che entravano in Unipol non erano assicuratori,lo sono diventate. Me ne sono andato nell’86, quando l’azienda stava cambiando troppo; diciamo che le mie idee non coincidevano con quelle di chi decideva. L’azienda, ora, non è più quella che ho lasciato, soprattutto sul piano dei rapporti personali; voglio parlavi del circolo. Il circolo è importante, anche se qui dentro è pieno di asini, è sempre stato pieno di asini, ma è poi giusto così; ma il circolo è l’ultimo elemento di socialità rimasto in Unipol, l’ultimo pezzo della vecchia Unipol. E mi pare che l’azienda lo sopporti, lo accetti a stento. Ho sempre più l’impressione che, una volta che io smetta di impegnarmici, non si farà niente per farlo sopravvivere. Perché il circolo costa, ma non tanto in soldi, quanto in impegno, in cuore; i rapporti fra le persone sono sempre più difficili, il sociale non esiste più, ed il circolo, è l’unico strumento per fare qualcosa insieme, che combatte questa tendenza. Oggi basta una promozione a farti cambiare modo di fare, magari a non farti vedere più nel circolo; ce ne sono, ce ne sono che fanno così. Una volta dal circolo passavano tutti. Datemi retta, sono le persone che cambiano. E non sempre in meglio.


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